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lunedì 6 agosto 2012

Aria fritta


- Appena metto in vetrina un libro di ricette lo vendo dopo meno di dieci minuti - dice un piccolo libraio di provincia che sa bene quanto il food tiri... Lo sanno perfettamente  pure le grandi e piccole case editrici, che, con un minimo investimento, hanno un  bel guadagno garantito.  Da un po’ l’ha scoperto anche il marketing, soprattutto se a pagare i costi vivi sono le aziende sponsor, ed a riempire di contenuto le pagine stampate con ricette e foto sono i foodblogger, a cui viene demandata in parte anche la promozione della pubblicazione stessa. Tutto a gratis  of course...  chevelodicoaffa’? :D
Operazioni commerciali in piena regola dunque, a volte nobilitate dall’intento benefico, atte a rimpinguare le casse delle case editrici e le tasche dei loro pochi fortunati autori, alcuni noti, altri molto meno. Nulla di nuovo sotto il sole se non fosse che qualcuno, in vena di strafare, recensendo i recensiti, si lascia prendere la mano e definisce “spazzatura che se ne andrà via con la prossima marea, così com’è arrivata” quei foodblog che non compaiono nella lista, la maggior parte dei quali  non muore dalla voglia di far parte  del circo mediatico, fatto di eventi, pubblicazioni, recensioni e pubblicità a costo zero. Le scuse tardive suonano stonate... il graffiare delle unghie sugli specchi offende le orecchie più sensibili...
E allora a questo punto è lecito domandarsi:
Sono davvero solo quelli autorecensiti in qualche pubblicazione o invitati agli eventi, i foodblogger autorevoli che contano? 
Sono loro i premiati dal maggior numero di lettori che apprezzano e provano le loro ricette? 
E’ davvero più importante  tutto quel che appare di ciò che è?
Ai posteri l’ardua sentenza! ;)


Fatti, antefatti, polemiche... li trovate QUI!